L’isola di Salina: natura incontaminata e delizie per il palato

salina

Delle 7 isole che compongono le Eolie, Salina la riconosci: il nero vulcanico che si sposa con la verdissima vegetazione, la singolare forma a gobba di cammello, le bugaville multicolore che fanno capolino dalle cancellate e dai balconi delle colorate casette adornate di finestre di legno azzurre.

La sensazione che si ha appena arrivati sull’isola è quella di trovarsi su una zona montana, l’imponenza delle due gobbe, due coni quasi identici, (una costituita dal monte Fosse delle felci, l’altra dal monte dei Porri) è notevole, poi giri lo sguardo scorgendo scogliere che si tuffano su un mare blu zaffiro dai riflessi meravigliosi.

Gli odori dell’isola sono inconfondibili: macchia mediterranea, eucalipti, muschi, ginestre, cappero regalano un mix di aromi intensi che non si dimenticheranno facilmente.

La raccolta del cappero, prodotto principe di Salina, si effettua da fine maggio a tutto agosto, ogni 8, 10 giorni.

cappero

I raccoglitori iniziano prestissimo, verso le 5 del mattino, per evitare il caldo. Dopo la raccolta i capperi sono stesi ad asciugare su teli di juta, al fresco, per impedire loro di sbocciare. Si procede poi alla salatura (alternando uno strato di capperi a uno strato di sale marino grosso) che avviene, solitamente, in fusti utilizzati anche per le acciughe, o in tinedde, ricavate da botti vecchie tagliate a metà. Nei quattro, cinque giorni seguenti i capperi devono essere “curati”, cioè travasati da una tinedda all’altra, per evitare che l’azione combinata di sale e calore, dovuto alle fermentazioni, li rovini. Dopo circa un mese sono pronti per il consumo. I capperi di Salina si caratterizzano per compattezza, profumo e uniformità. Grazie alla sua compattezza il cappero dell’isola sotto sale si conserva fino a due-tre anni. Da sottolineare anche la quasi totale assenza di trattamenti con antiparassitari o concimi chimici di sintesi, garanzia di assoluta salubrità del prodotto. Utilizzati nella cucina siciliana in diverse preparazioni, per salinità al piatto, i capperi si sposano ottimamente a un semplice sugo di pomodoro e basilico , ai piatti di pesce, ma anche per contrastare la dolcezza di lacune preparazioni es. caponata o ricette a base di ricotta.

Della Capparis spinosa si consumano quindi i boccioli della pianta che altro non sono che i capperi, ma anche i suoi frutti chiamati “Cucunci”,  altro prodotto tipico di Salina, sono delle bacche oblunghe che contengono molti semi e meno polpa, ma sono più croccanti e un po’ piccanti rispetto ai capperi.

cucunci1

Sono ideali in insalata con pomodori e patate,ma anche da soli liberati dal sale e conditi con olio e aceto per un aperitivo sfizioso. Vi sorprenderà anche l’accostamento con i legumi, in particolare le lenticchie: il dolce delle lenticchie contrasterà con il gusto salino e deciso del cucuncio. Anche i cucunci vengono conservati sotto sale o sotto aceto.

L’isola è suddivisa in piccoli comuni dislocati nell’isola, ma non contigui tra loro che dall’alto sembrano macchiette bianche su un tappeto verde: Santa Marina Salina, Leni e Malfa. Santa Marina è la frazione principale di Salina col porto e il porticciolo turistico

Tappa obbligatoria per un gastronauta doc è Lingua, una frazione del comune di Santa Marina Salina. Qui troverete il piccolo bar “da Alfredo” che hai tavolini fuori disposti lungo una passerella che costeggia il mare e in particolare una spiaggia di ciottoli  che arriva ad un piccolo laghetto utilizzato un tempo come salina, da cui deriverebbe il nome dell’isola. Qui si può mangiare uno dei tipici piatti dell’isola: il pane cunzato (condito), mezza pagnotta di pane croccante su cui sono adagiati pesto di capperi, pomodori, cucunci, melanzane grigliate, ricotta infornata o altri ingredienti a formare un succulenta montagnetta, il pane si impregnerà dei tutti i succhi degli ingredienti presenti compreso l’olio d’oliva a crudo con cui è annaffiato, donando sensazioni incredibili al palato.

pane cunzato

pane cunzato 2

Il pane cunzato era la merenda veloce e nutriente dei pescatori affamati che non dovevano togliere tempo al lavoro, ed effettivamente la pagnotta è nutriente e “tanta”per cui i consiglio di divederla con qualcuno e consumarne metà. Accompagnate questo ottimo esempio di street food isolano con una buona birra ghiacciata, magari la  birra Messina che circola in quelle zone, caratterizzata da una buona schiuma e da note profumante speziate e orientali, capace di spezzare le note salate e acide assieme della preparazione.

Altra delizia da consumare da Alfredo è la famosissima granita, un vero e proprio frullato ghiacciato di frutta fresca, con i sapori inconfondibili dell’isola: limoni, gelsi, fichi,mandorle ma anche fragole, caffè e pesca. Le coppe hanno una consistenza soffice, densa, all’apparenza sembra gelato e invece è una granita irresistibilmente cremosa. Vi consiglio di ordinarla bigusto  e con la panna come ho fatto io: delizierete il palato ma anche gli occhi, vedendo quelle simpatiche strisce colorate alternarsi nel bicchiere.

granite

Altro prodotto da non perdere è la Malvasia delle Lipari prodotto dell’agricoltura eoliana. Questo vino è uno tra i più antichi di Sicilia, introdotto nell’isola da colonizzatori greci intorno al 588 a. C. e il suo nome deriva quasi sicuramente dalla città greca Monenvasìa, della regione Morea, oggi Peloponneso.
Nell’Ottocento una potente flotta mercantile salinara, lo commerciava in tutto il Mediterraneo e dopo un periodo di scarsa produzione dovuto alla fillossera che distrusse la maggior parte dei vigneti, nella seconda metà del Novecento fu nuovamente incentivata la coltivazione, riportando in auge questo vino da dessert che nel 1973 ha ottenuto il riconoscimento DOC.
Viene prodotto con uve Malvasia e una piccola percentuale di Corinto nero, lasciate appassire in parte sulla pianta e dopo la vendemmia esposte al sole su tradizionali graticci di canne (cannizzi) per circa 15 giorni.

images (6)

Le uve diraspate vengono pigiate sofficemente e il mosto ottenuto viene stabilizzato e affinato per un periodo di 8 mesi. Poi è pronto per essere imbottigliato. L’appassimento conferisce a questo particolare nettare i sapori e profumi della terra. Il colore giallo dorato con riflessi ambrati, il profumo ampio e aromatico e il sapore dolce con sentori di miele, eucalipto, erbe aromatiche e note di albicocca.

malvasia

Ottimo da abbinare a formaggi stagionati  come pecorini piccanti e formaggi erborinati, fantastico con dolci a base di pasta di mandorle, cassata siciliana, piccola pasticceria. Dona note inconfondibili se usato per sfumare verdure, carni e pesce saltati in padella. Una chicca: sfumate delle cipolle stufate in padella con della malvasia e accompagnate con queste dei con filetti di tonno rosso arrostiti, salate il tonno con del sale grosso integrale e avrete un tripudio si sapori e sensazioni: il croccante del sale, l’agrodolce della cipolla il sapido con note selvatiche del tonno.

tagliata-di-tonno-con

Per un aperitivo da ricordare, mettete una quenelle di ricotta di pecora in un cucchiaino da figer food, adagiatevi un cappero non dissalato e accompagnate questa delizia a una malvasia ghiacciata…sarà un accostamento armonico e bilanciato.

Altra tappa da fare è un piccolo bar del comune di Leni (l’unico) dallo stile anni ’60-70, qui potrete deliziarvi con degli ottimi manicaretti preparati alla maniera casalinga: caponate, cotolette, peperonate, patate al forno, ma soprattutto le lasagne al ragù. Un succulento mattoncino strabordante di mozzarella, ragù e besciamelle che vi farà ricordare il pranzo della domenica.

lasagne

Altro che Nouvelle cuisine, finger food, fast food e cucina molecolare, qui il tempo sembra essersi fermato, qui si respira l’aria accogliente e rassicurante della casa di nonna che la domenica, vi offriva pietanze che gli chef di oggi definirebbero “molto anni 60-70”, ma che scaldavano il cuore. Dopo vi occorrerà un bel bicchiere di acqua e brioschi che sempre la famosa nonna vi propinava dopo il luculliano pranzo riconoscendole miracolose proprietà digestive, ma credetemi che uscendo dal bar, sarete soddisfatti e appagati e, dato che dovrete aspettare un bel po’ prima di fare un bagno a mare, vi consiglio di schiacciare un pisolino all’ombra di qualche albero che troverete lungo l’infinito sentiero necessario per raggiungere la spiaggia di Prà Venezia che si trova vicino Rinella, la frazione successiva a Leni.

pra venezia

La sera, dopo aver cenato da Alfredo in cucina, ristorante dello stesso proprietario famoso per il pane cunzato e le granite che si trova a pochi metri dal bar, concedevi una bella malvasia da meditazione nel pub di fronte al porto  di Santa Marina, in stagione ve la serviranno con grappoli di uva freschissimi.

Per ultimo ma non come importanza, gustatevi il tramonto a Pollara, celebre frazione, diventata famosa per le riprese del film “il postino”di Massimo Troisi. Vedrete un sole dai riflessi aranciati tuffarsi in un mare blu dai riflessi intensi…perché bisogna deliziare anche le papille dell’anima: gli occhi!

salina tramonto

Lascio un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>